dimanche 24 août 2008

congedarsi ancora una volta


su uno dei cartelli della stazione ferroviaria di Priverno-Fossanova qualcuno ha aggiunto due gobbette alla F. ora è molto più musicale. un episodio del genere non mi avrebbe stupito a Sartamea (linograz.splinder.com per maggiori informazioni)

non sono uno specialista degli addii, anche se un po' d'esperienza ce l'ho: riesco sempre a far credere a me stesso che la situazione dell'abbandono di un luogo sia un evento molto più melodrammatico di quanto in effetti sia. gli ultimi giorni in una città in cui ho vissuto diventano per me una specie di amarcord generalizzato, un'ode al riassunto. sono passati quasi due anni da quando la prostituta d'alto bordo mi accolse sul suo caldo e prosperoso petto, nell'ottobre del duemilasei, ed è arrivato il momento, ancora una volta, di ringraziare di cuore e congedarsi.
l'ho fatto giovedí, percorrendo a piedi il tratto dalla sagrada família all'hospital de sant pau, e poi da lí al guinardó, salendo le infinite scale oblique di carrer del telègraf immerso nel sole ancora forte del pieno pomeriggio, e ritrovandomi cosí sulla piattaforma del turó de rovira, quel luogo di difficile accesso in cui mi portò per la prima volta la notte della festa del quartiere del carmel l'eclettico amico ignasi. con due colpi d'occhio si abbraccia tutta l'area dall'hospitalet de llobregat fino ad oltre badalona. so che questi nomi, per molti di voi, non significano niente, ma per me sí, tanto basta. si distinguono in successione la torre di calatrava, il montjuïc, e poi la torre di drassanes, quella di sant sebastià a barceloneta, il palazzo di mordor di plaça urquinaona, nero come la fuliggine, le torri mapfre che poi si pronuncia mafre, la sagrada família in sempiterna costruzione, le torre agbar, l'accozzaglia di grattacieli del maresme, le ciminiere della vecchia centrale termica del besós.
ricordo che c'era un dj, quella sera al turó de rovira, della musica lounge e delle sdraio bianche, e che ci stendemmo lí a guardare la città illuminata ai nostri piedi. su quella piattaforma, in tempi successivi, barcellona mi avrebbe dichiarato il suo amore, ed io il mio per lei, e lí si sarebbe consumata l'unione tra noi, su quel cemento gelido di novembre. con la testa all'indietro, si osservava sottosopra gemendo nel parossismo.

ma il mio congedo non dev'esserle stato sufficiente, e ieri sera è stata lei a salutarmi, in una sinestesia di pioggia sottile e rada, il frinire dei grilli in carrer de santa llúcia, gli urli striduli dei gabbiani che sempre cercano protezione verso l'interno quando piove, e una chitarra che suonava il mio pezzo preferito di piazzolla. piazze e strade, vissute e non soltanto camminate, per due anni. sono sceso dal metro a drassanes, ieri sera avevo voglia di camminare, dopo un lungo pomeriggio di giganti, correfocs e castelli a sitges: avevo voglia di starmene un po' soltanto con lei. ho attraversato la rambla del raval, sempre più fagocitato dal parco-giochi turistico che è la peggior faccia di barcellona; poi carrer sant pau, con le sue puttane nere più o meno attraenti, e con il bar marsella dell'assenzio sabbatico o venérdico, plaça del pi con il suo enorme rosone gotico; plaça sant felip neri, dove ho scattato forse la mia foto più bella, è immersa nel silenzio come al solito, e la fontana è secca 'per risparmio d'acqua'; la cattedrale, il mercato di santa caterina, dove non ho mai pranzato, e poi su, ho deviato per una delle mie tre piazze, plaça sant pere, dove venivo a suonare il theremin in inverno, per poi raggiungere l'arc de triomf, sotto il quale sono passato sfrecciando per quasi otto mesi, e la stazione del nord, da cui sono partito per mezza spagna, fino ad arrivare all'auditori. mi rimaneva da salutare soltanto il fòrum... pazienza.
ci sono notti in cui perfino quell'enorme supposta rosso-azzurra che è la torre agbar illuminata ti sembra bella: sono le notti in cui sai che forse non la rivedrai cosí presto, che il giorno dopo quasi ti mancherà perché sarai semplicemente altrove, lontano.
barcellona si è allontanata da me al bar mudanzas, nel centro del born, camminando in direzione opposta alla mia, guardando indietro e oscillando un braccio come una sabine kunderiana, e sorridendomi con un scintilla nello sguardo che mi è sembrato volesse dire 'tornerai...ah, se tornerai...anche se ancora non lo sai'.
chissà. ora ho soltanto bisogno di tempo per riflettere. da settembre, un'altra città ancora mi aspetta.

p.s. approfitto di quest post per salutare linograz e gorecki, che non ho avuto modo di vedere dopo il mio ritorno dal marocco, e per ringraziarli della loro amicizia, che spero duri più della mia permanenza nella città comitale.

1 commentaires:

Miky a dit…

cercavo la ricetta del Cabell d'Angel e sono finita sulle tue (sue?) pagine.. ho letto questo intervento quasi per caso..insomma, la faccio breve..mi sono commossa sinceramente.. un po perchè anche io ho vissuto Barcellona non solo da turista, e un po perchè anche io ho dichiarato il mio amore a questa città.. le piccole, grandi cose che ti regala ti segnano per sempre.. il raval, i vicoli stretti del barri gotic, le panchine scarabocchiate di qualche piazzetta nascosta, il luccichio della città dopo la pioggia,vista dall'alto del parc de la creueta del Coll..l'armonia di Gaudì e il "suppostone"a Glories..i contrasti, gli odori...
finalmente ho trovato qualcuno che mi capisce! ;)
grazie per queste due lacrimucce nostalgiche che ho versato,è stato un bel tuffo nei ricordi..
Miky