eh sí, anche io col terremoto in abruzzo.
per porre una questione. in questi giorni mi è venuta l'idea di prendere un treno e andare in abruzzo a fare foto. perché?
primo, la causa documentativa: andare lí e riportarne testimonianze di prima mano.
secondo, la causa patriottica: perché, nonostante le mie idee federaliste, dopotutto l'italia è - per poco? per molto? - il paese in cui vivo, e a cui sono legato affettivamente.
terzo, la causa archivistica: quante più persone posseggono documenti riguardanti un evento, tanto più è difficile che questo sia dimenticato nel tempo. pensate se qualcuno avesse scattato una fotografia dell'onda che sommerse longarone e paesi limitrofi quando ci fu il disastro del vajont. io mi sono sempre chiesto quale dovesse essere la forma di quell'onda, e quale la sua dinamica.
quarto, la causa edonistico-partecipativa: poter dire: io c'ero, e ho dato una mano con le mie foto perché un gruppo di cittadini - i miei amici e conoscenti - sapesse.
dopo una prima analisi, però, hanno cominciato a sorgere dubbi. perché?
primo, il dubbio egoistico: arrivo io con la mia macchinetta, faccio scatti per qualche ora, poi riprendo un treno e torno a casa, perché dopotutto ho il master da portare avanti, e altri impegni.
secondo, il dubbio sensazionalistico: non sono mai stato coinvolto direttamente in una sciagura di portata statale: cavolo, posso mica perdere 'sto momento per capire che emozioni si provano!
terzo, il dubbio del fotosciacallaggio: prendere il dolore altrui e farne una figurina da mostrare in giro e, se mi va proprio bene, guadagnarci anche qualche soldo.
quarto, il dubbio finanziario: non è che mi paghino per fare un reportage, ché in quel caso sarei giustificato, lo farei per mestiere; vado lí per 'mio piacere personale' (è brutto chiamarlo in questo modo, ma cosí è).
eppure, forse, potrebbe avere ragione la mia amica alessandra: non importa il fatto in sé di andare o non andare, importa il modo in cui scatti, ciò che riesci a descrivere, ciò che riesci a trasmettere. il difficile è quello: non scadere nel dubbio gusto, nel lacrimevole, nel volgare. io non credo di avere qualità per riuscire nell'intento, per cui credo di aver fatto meglio a non andare. e se invece la sfida fosse stata provarci?
vendredi 10 avril 2009
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