dimanche 26 avril 2009

l'hobby del paradosso #2

qualche tempo fa ho pubblicato un post su una delle abitudini napoletane che, viste dall'esterno, possono sembrare quantomeno bizzarre. usando le parole di un amico di cui non ricordo l'identità, definii napoli una città con l'hobby del paradosso.
oggi vi parlo di un'altra di quelle abitudini.
a napoli, si sa, in motorino non è costume portare il casco. la ragione principale non è, secondo alcuni, il cronico disprezzo della legge, ma il fatto che il motorino è il mezzo più utilizzato da una fetta di adolescenti e giovani napoletani per posteggiare ragazze, per cui si ha bisogno, in primo luogo, di farsi vedere e, in secondo luogo, di poter parlare liberamente. c'è anche un'altra abitudine, a napoli, quella di superare l'omologazione consentita, per cui non di rado su una vespa si vedono tre persone invece di due o, in casi rari, anche cinque (vedi foto): ma non è di questo che voglio parlare.

dal momento che non portare il casco è una prassi comune, polizia e carabinieri non possono mettersi a fermare tutti coloro che vanno in giro in quelle condizioni: ci sarebbe da fermare la metà della popolazione della città, con gravi disagi al traffico; d'altra parte, sarebbe interessante dal punto di vista antropologico, dal momento che un fermo della polizia esalta al massimo le doti di contaballe del napoletano medio che, pur di non prendere una multa, riesce a inventare trame degne di borges (parlando di contaballe, come non citare un argentino!)

se, fin qui, il quadro non è molto diverso da quello di altre città italiane del sud, c'è però dell'altro, che merita un'analisi più profonda. circa una settimana fa, una mia amica, F., girava di notte dalle parti di Piazza Cavour in moto, col casco. vedendola, la polizia l'ha fermata e le ha chiesto i documenti.
"perché era donna e viviamo in un paese maschilista", diranno le femministe.
"perché la polizia ferma soltanto quelli che già sa che non gli creeranno problemi, mentre lascia andare gli altri", diranno i dietrologi (avendo in generale ragione, ma non in questo caso).



sorprendentemente per chi non è abituato alla realtà locale, la ragione reale è che quella donna andava in giro per una zona a forte presenza criminale con un casco integrale. e i caschi integrali, da quelle parti, li portano i killer della camorra, per poter sparare senza farsi riconoscere. l'anomalia era lei, in quel posto.
dopo averle controllato i documenti, quindi, l'hanno lasciata tornare a casa.
non sarà vero, ma a me piace pensare che uno dei poliziotti, prima di restituirle i documenti, avvicinandosi a lei, le abbia consigliato a voce bassa ma irritata di fare attenzione, la prossima volta, di mostrare un minimo di buon senso, e di togliersi dalla testa quel cazzo di casco.

1 commentaires:

Yrom.A a dit…

Raccontato magnificamente! (stasera leggo tutte cose gradevolissime da leggere!)

Sembra anni luce da dove vivo.
W l'Italia.