dimanche 17 mai 2009

istanbul (parte 1)

premessa: pensavate che vi risparmiassi la pubblicazione del diario del mio ultimo viaggio? che ingenui. perché dovrei farlo? forse perché, invece, potrei uscire a godermi i 25 gradi di oggi e il vento fresco e leggero del post-tramonto in giro per il quartiere? mmm... ora che ci penso, non è un'idea malvagia. averci pensato due minuti fa...
ad ogni modo, questo sarà un diario un po' diverso dal solito: dal momento che scrivere qualcosa di decente in viaggio non è facile, a meno di non passare ore in mezzi di trasporto, stavolta non ci ho provato neppure; mi sono limitato a prendere degli appunti sconnessi.
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3 maggio

fa caldo, in casa di keykan e ayda. è maggio, ma i termosifoni sono ancora accesi a piena potenza.
l'ospitalià mediterranea si estende al bosforo, e i miei due anfitrioni mi scarrozzano a costo zero per bebek, quartiere-bene di istanbul, in riva al bosforo, a nord del centro città. a bebek vedo case-bene, barche-bene, bar-bene, ragazze-bone.
istanbul è davvero immensa: me ne accorgo guardandola dall'aereo, poi dall'autobus, poi ancora rientrando a casa. sul tragitto dall'aeroporto al centro passo per i villaggi minori della provincia: le rive del mare sono inaspettatamente di un verde brillante, picchiettate di gruppi di persone, soprattutto coppiette e famiglie - strano accostamento - coi loro barbecue (le famiglie, perché le coppiette hanno altro da fare). parlando con ayda, che pure sembra una persona aperta, mi rendo conto che tutto il mondo urbano è paese, nel senso che gli snob eistono ovunque, a parigi come a istanbul: la ragazza non ha alcuna simpatia per quella gente che fa picnic sull'erba, la considera 'repellente'.
in bus, passo sul ponte di galata, sui cui lati si dispongono in fila decine di pescatori. d'istanbul, però, non vedo molto giacché, dopo il giro per bebek e un waffel consumato in un parco della zona, torno con la coppia a casa, per onorare il rito del calcio, di cui keykan è, se non un sommo sacerdote, almeno un prelato. in tv danno beşiktaş-fenerbahce, che è uno dei derby di istanbul, e che vedo con keykan (che è del fenerbahce) e un suo amico (che è del beşiktaş), mentre indosso una sciarpa del fenerbahce gentilmente offertami da keykan, in cambio di una del napoli, che lui stesso mi aveva pregato di procurargli. keykan ne approfitta per parlarmi del tifo in turchia e, in generale, del tifo un po' ovunque, e scopro così la sua patente mentalità ultrà: 'i tifosi avversari, quando sono sul nostro territorio, ci devono temere; lo stadio sta diventando un luogo per famiglie, e questo non può essere', mi dice. stima i tifosi dell'atalanta per le battaglie che scatenano a inizio e a fine gara, e quelli del napoli per aver preso in ostaggio un treno.
ayda studia letteratura inglese, pertanto parla un inglese perfetto, mentre il mio, dai tempi di edimburgo, è parecchio peggiorato; è una donna sorridente, molto sensuale, benché non abbia certo un viso che attiri l'attenzione dei passanti, mettiamola così. keykan potrebbe essere senz'alcun dubbio scambiato per un napoletano, dall'aspetto esteriore; fa un master in ingegneria strutturale, e porta il sopracciglio destro con un pattern di chiaroscuri fatti ad arte. pare che in turchia sia molto più facile che in italia essere buttati fuori dall'università per non aver dato in tempo un certo numero di esami. loro due avevano pensato di trasferirsi in italia, e forse in futuro lo faranno. per ora stanno qui, in questa bella casa nella zona borghese di levent, con una temperatura che farebbe sentire a casa un nigeriano.
passeggiando tra le rientranze del bosforo, che diventano sempre più fredde e ventose al passare del tempo e all'abbassarsi del sole, vedo i bastioni dell'epoca ottomana, enormi torri collegate da mura altrettanto imponenti. ogni tanto, al lato del mare, un ristorante. la corrente del bosforo sembra forte: nell'acqua, vicino al molo, una fila di palloncini colorati, pronti a diventare i bersagli di un fucile ad aria compressa, rivisitazione en pleine mer delle fiere di paese. da qualsiasi scorcio, mi sembra di ricordare le fotografie del libro di pamuk, ma forse sono solo somiglianze casuali. domani il mio accompagnatore personale m'illustrerà la zona storica, sultanahmet.