con una bière blanche sul tavolo, leggo un libro che dice che i bambini di sei mesi non distinguono il francese dal russo, immerso nella luce ancora calda e polverosa delle otto di sera. sottofondo, immancabilmente manouche. la chope du château rouge è solo uno dei dieci bar che contornano le strade del diciottesimo: dall'esterno non è il più attraente, ma ha la musica migliore, per cui entro lì comunque. la luce, una blanche, il chiacchiericcio sommesso degli avventori parigini. in momenti come questi penso che vorrei restare qui per sempre.
a volte, anche dimenticare le chiavi di casa e dover aspettare un paio d'ore la coinquilina ha i suoi pregi.

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