jeudi 2 juillet 2009

la pioggia che non c'è

dalla finestra mi arriva un guazzabuglio di voci umane e suoni di varia natura: una tromba con sordina, risate di turiste adolescenti, un lontano rombo di moto, il fragore di tuoni vicini, il picchiettio della pioggia sui tetti. il profumo di terreno bagnato entra nella mia stanza, eppure... eppure non piove. focalizzo lo sguardo sull'ardesia dei tetti e sulle mansarde dai balconi illuminati di giallo, e sono asciutte: nemmeno una goccia. e non capisco.
poi mi affaccio, guardo in basso e vedo un corso d'acqua che stamattina non c'era. appena di fianco al marciapiede, che precipita ripido dalla collina di montmartre, c'è un canale di scolo leggermente concavo, in cui scorre un copioso fiotto d'acqua che non accenna ad attenuarsi, ormai da ore. così ho l'illusione di vivere su un fiume.

l'amore dei parigini per gli africani in generale si esplicita in massima parte nelle temperature delle metropolitane e dei treni extraurbani. o forse il problema della sovrappopolazione è qui più grave di quanto pensassi, e si cerca di eliminare una fetta di popolazione attraverso l'uso coatto di treni-sauna. quando esco all'aria aperta ringrazio le estati dell'infanzia, quando tornavo dal mare all'una di pomeriggio in un'auto coi sedili bruciati dal sole (nonostante il parasole di cartone), e che mi hanno permesso di resistere ancora un giorno al viaggio in metro.


'whatever works' di woody allen. ennesima conferma del tratto magistrale di uno che ha capito tutto della società borghese americana, e non solo di quella. ci ho ritrovato elementi della mia vita: donne che, sprovviste di personalità, assumono quella dell'uomo con cui stanno, per poi lasciarlo a maturità acquisita; altre che vengono convinte di essere artiste da uomini che vogliono portarsele a letto; il fatto che nei primi passi di una carriera artistica contino i contatti piuttosto che le doti in sé...
un po' prevedibile la figura dell'ultraconservatore che si scopre gay (già visto in American Beauty), decisamente geniale la metafora con cui il protagonista, un fisico che è andato vicino al Nobel, spiega il principio d'indeterminazione di Heisenberg: "Quando siamo a letto io e te ci comportiamo in un modo; ma se un altro ci guarda, ci comportiamo diversamente".