samedi 4 juillet 2009

en explorant le 20ème (ovvero: se un mattino d'estate un ciclista)

oggi, nel mio programma di esplorazione di parigi, toccava al ventesimo arrondissement, le xxème (la mia tastiera non scrive le x maiuscole, vai tu a sapere perché). ma, su consiglio di un'amica, volevo prima passare dal decimo. "dimmi un posto di parigi che non sia turistico e che ami", le avevo chiesto. "place sainte marthe, senz'altro", mi aveva risposto Giulia. così ci sono andato, poco lontano da belleville, o forse proprio a belleville - i quartieri non coincidono con gli arrondissements, e l'identificazione è ardua: io userò entrambi i termini indistintamente -, e ci ho trovato una piazzetta immersa nel torpore del sonno del tardo mattino d'estate: una coppia di uomini morbidamente intenti a sfiorarsi, un africano elegantemente vestito e apparentemente sfiancato dal caldo, seduto su una panchina e con la testa piegata in avanti; un gradevole dehors silenzioso con diverse avventrici, e alcuni sacchi dell'immondizia verdi accatastati a fianco a un palo. forse avrà un altro aspetto, più interessante, di sera. ma rispetto alle 'mie' piazze barcellonesi, un po' pochino.

parcheggiare la bici a place colonel fabien per avviarsi a piedi verso il ventesimo può sembrare un'idea innocua, anche carina, se vogliamo. si percorre un allegro e movimentato viale alberato, si attraversa un bel mercato all'aperto, si compra l'ennesimo cappello, simbolo manifesto dei miei complessi alopecici, e si giunge in rue de belleville, che s'inerpica verso l'alto gradatamente: ad ogni modo, se si può evitare di farla in bici, meglio, e io evito. ad appena poche centinaia di metri dall'inizio, svolto in rue dénoyez, e vengo colpito da una scarica di colori e da un piacevole odore tossico di spray: dei giovani dipingono i muri della strada. ma non solo: dipingono anche i paletti ai lati dei marciapiedi. così.


a dirla tutta, non è che l'abbia visto benissimo, il ventesimo, perché a metà strada, dopo aver ammirato il mediocre panorama parigino dalla sommità del bel parco di belleville, aver omaggiato yann tiersen attraversando la rue des cascades, ed essere arrivato in una delle strade più verdi della zona, la villa de l'ermitage, mi sono imbattuto in un gruppo di milanesi in giro per una caccia al tesoro. già: per ogni arrondissement (henceforth, art.), il municipio ha organizzato ufficialmente delle cacce al tesoro; il che, come ho sperimentato personalmente a montpellier, è un modo efficacissimo d'imparare a conoscere il quartiere il cui si vive.

vi risparmio lo svolgimento del gioco: dico solo che, terminato il tempo utile e non avendo raggiunto la meta, si finisce tutti seduti a un tavolino di un bar a bere. e così scopro di avere a fianco a me un comasco dalle gaie movenze e dal bell'aspetto, che fa un dottorato in filosofia estetica tra palermo e digione, e un milanese che lavora a uno sportello-immigrati, che mi narra l'arrivo allo sportello del nuovo responsabile provinciale leghista. lascio a voi immaginare l'evento.
ovviamente, il secondo è il compagno dell'unica ragazza apparentemente interessante e sicuramente carina delle cinque che sono lì con noi. poi, còlto da un attimo di lucidità, ricordo che avrei un concorso da preparare per settembre e che, se continuo con la vie parisienne, è meglio che non compri neppure il biglietto per recarmici.
prendo la grande strada rettilinea che porta da ménilmontant, dov'eravamo finiti, fino a colonel fabien.

è soltanto quando arrivo a vedere la piazza che capisco che c'è qualcosa di strano, qualcosa che non dovrebbe esserci. tutta quella gente proprio in mezzo alla piazza, ad esempio, e quel rumore che rimbomba, rimbomba. è il carnevale di parigi. "sì, ogni primo sabato di luglio qui a parigi c'è il carnevale", mi dice una signora. perché lo festeggino a luglio, mah. comunque, sta di fatto che, pensa che ti ripensa, sono finito nel mezzo di una batucada. la fila di tutte le associazioni carnascialesche si estende per tutto il lunghissimo boulevard, e di tornare a casa in bici, almeno per la strada abituale, nemmeno a parlarne.

ma tornare a casa ora sarebbe una stupidaggine: mi perderei, per essere coerente con me stesso, un evento che capita una volta all'anno e in cui mi sono ritrovato per caso, come mi successe con l'ombralonga a treviso. lo studio passa in secondo piano, tiro fuori la fotocamera, indosso gli abiti da fotoreporter di feste popolari e comincio a correre avanti e indietro, a inginocchiarmi, a stendermi a terra, a salire sui muretti della metro, a mettere a fuoco e a scattare (i risultati potete vederli qui).
soltanto un uomo che si è ritrovato temporaneamente impotente nel bel mezzo dell'atto sessuale può capire la mia frustrazione, quando il led della batteria ha lampeggiato per un istante e si è spento, e con lui tutta la fotocamera.

riposta l'arma scarica sono stato costretto alla ritirata, e lì è entrato in gioco l'altro aspetto del carnevale, quello bastardo, chiamato mobilità stradale. sì, perché la polizia, per permettere lo svolgimento di 'sta cazzo di manifestazione fuori tempo massimo, ha bloccato l'arteria stradale principale di due interi quartieri. partito da colonel fabien, mi sono perciò ritrovato, tra sensi vietati e strade senz'accesso, ad aubervilliers, invece che a casa.
il boulevard périphérique, per il neofita parigino, è un po' come le colonne d'ercole: quando lo si oltrepassa, si è semplicemente altrove, nella non-parigi, cioè nel nulla, si è colti da improvvisa tachicardia e si va in iperventilazione.
in un modo o nell'altro, chiedendo informazioni in giro, ho riattraversato il périphérique e (bestemmiando caraibici e brasiliani) la lunga colonna di persone in attesa del passaggio del carnevale, le bancarelle, i chioschi improvvisati e gli occupanti delle piste ciclabili, e, stremato, ho riguadagnato casa.